Qualche tempo fa ho partecipato al concorso per una borsa di studio relativa ad un master in giornalismo, un premio interessante, ma al quale non potevo partecipare causa copertura di solo il 50% del costo del master svolto tra l'altro a Roma.
Tuttavia nell'articolo per le selezioni segnalavo i social network come veri e propri sistemi per raccogliere informazioni per fini spionistici.
Articolo pubblicato il 29 maggio 2013, a metà giugno 2013 Snowden un ex tecnico della CIA, consulente informatico per la NSA scandalizzava il mondo rivelando proprio il programma Prism delle agenzie di intelligence americane che per varie vie raccoglievano informazioni attraverso intercettazioni, exploit e gli immensi archivi di social network (La risposta di Zuckemberg su Prism) e motori di ricerca.
Benchè Zuckemberg abbia smentito la partecipazione di Facebook al programma, un leaks pubblicato dal Washington Post non lascia dubbi sulle intenzioni di sfruttare l'archivio del social network e di molti altri Big del web per fini di spionaggio/intelligence.
Faccio notare la forte differenza esistente fra network e network: siti come Google è risaputo collezionino informazioni dall'attività della task bar del motore di ricerca e dall'attività degli spider, ma non associando un nominativo alle informazioni cercate; siti come facebook hanno l'intento di collezionare informazioni associando un identificativo sicuro (nell'articolo la spiegazione più completa).
Google risulta estremamente efficace ed invasivo per qualsiasi informazione pubblicata nel web; Facebook e social network come LinkedIN, che colleziona informazioni sulle figure professionali e sulla loro attività lavorativa associando nomi e cognomi certificati dagli amici, è sicuramente pericoloso.
Ovviamente, o sfortunatamente, non ho il dono della preveggenza e nemmeno conoscevo l'affare Snowden prima della sua esplosione sulla stampa mondiale.
In realtà l'idea dei social network quali mezzi per fini di spionaggio è un'idea che da anni imperversa nel lato oscuro di internet, quello degli hacker.
Lato oscuro di internet, perchè vivono nell'ombra, appaiono e scompaiono in un attimo, senza nessun richiamo ai Sith della filmografia di Guerre Stellari.
Già in passato libri come "The Dark Side of the Google", in Creative Commons, criticavano Google per la sistematica raccolta delle informazioni di navigazione ed l'uso negativo che se ne poteva fare, oltre alla semplice individuazione di parole chiave e vendita di dati statistici per fini pubblicitari.
Di recente la battaglia per l'anonimato della rete è stata raccolta dal gruppo degli Anonymous, un misto di troll di 4chan, cultori del film V per Vendetta e in seguito hacker unitisi al gruppo a seguito delle battaglie contro Scientology (informazioni tutte ben documentate nel documentario "We are the Legion").
Benchè non ne faccia parte e non abbia minimamente intenzione di perderci tempo per entrarci, è noto a tutti come gli Anonymous a cavallo del 2010 si siano ritagliati il ruolo di anti-social network, favorevoli all'anonimato libero nella rete.
In questo scenario risulta estremamente facile intuire che i servizi di intelligence trovassero appetibili gli immensi database costituiti da questi Big del web, superando quelle difficoltà che avevano minato i risultati dei programmi di "data mining" di metà anni '90 (viene da citare il famoso e discusso programma di SOCOM e della DIA nell'analisi dei dati di alcune possibili organizzazioni terroristiche), specie laddove nel contratto di iscrizione si fa esplicito riferimento alla vendita delle informazioni raccolte a soggetti terzi, senza preavvertimento al diretto interessato.
Tutto questo può portare ad un'altra considerazione di notevole interesse: non tutti si affacciano nel mondo del web con la medesima attitudine. Ciò crea un minestrone in cui si mescolano diversi intenti e diverse aspettative, non senza problemi relativi.
Aziende e servizi di intelligence tendono a prendere molto seriamente l'attività e le informazioni diffuse nel web, specie laddove utenti incauti per svago o abbassando le difese, si lasciano andare in dialoghi o altro tipo di comunicazioni.
Al contrario la maggior parte delle persone comuni affronta il web per svago, luogo ove trovare informazioni o valvola di sfogo dalla propria vita.
Al momento non sembra esistere un filtro che separi gli uni dagli altri.
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mercoledì 3 luglio 2013
mercoledì 5 giugno 2013
Contest giornalismo - articolo e qualche piccola nozione di SEO
Ho partecipato al Contest di Giornalismo “Professione Web Reporter” con premi per i primi tre classificati.
Per partecipare bastava inviare un articolo di 1500 battute (severissimi, mi hanno tagliato il finale), ricevere 25 likes ed accedere alla terza fase a Roma.
Da notare che in questo modo si fa pubblicità al sito giornalismovideoreporter.it, ed in questo modo vengono premiati coloro che hanno a disposizione la migliore rete di contatti residenti su social network.
Tuttavia i motori di ricerca in generale non indicizzano i likes od i tweet dei due principali social network (facebook e twitter), informazioni celate dalle società concorrenti (in particolare di Google).
L'effetto pratico è quindi che tutti i "likes" ed i "tweet" offerti garantiranno una visibilità del sito nelle reti social, mentre non daranno contributi nel scalare le classifiche dei motori di ricerca come Google.
Al contrario tutti i link pubblicati su siti web (blog come blogger, o misti social/blog come tumblr) forum, ... garantiranno una maggiore visibilità a giornalismovideoreporter.it, dato che tali link sono accessibili ai web-spider dei motori di ricerca per l'indicizzazione dei contenuti online.
L'articolo YouScoop, analizza con conoscenze di search engine optimization (SEO) i meccanismi di diffusione delle informazioni nella rete, pur con qualche semplificazione per la brevità di spazio concessa.
Link:
articolo per il Contest di Giornalismo “Professione Web Reporter
Tali conoscenze di search engine optimization derivano dalla mia collarazione pluriennale con gruppi di debunker, i quali nel commentare le teorie complottiste e la loro diffusione nella rete internet, hanno definito vari fenomeni relativi alla diffusione delle informazioni ed ai comportamenti dei singoli internauti fronte alle informazioni ricavate dalla rete internet.
Per partecipare bastava inviare un articolo di 1500 battute (severissimi, mi hanno tagliato il finale), ricevere 25 likes ed accedere alla terza fase a Roma.
Da notare che in questo modo si fa pubblicità al sito giornalismovideoreporter.it, ed in questo modo vengono premiati coloro che hanno a disposizione la migliore rete di contatti residenti su social network.
Tuttavia i motori di ricerca in generale non indicizzano i likes od i tweet dei due principali social network (facebook e twitter), informazioni celate dalle società concorrenti (in particolare di Google).
L'effetto pratico è quindi che tutti i "likes" ed i "tweet" offerti garantiranno una visibilità del sito nelle reti social, mentre non daranno contributi nel scalare le classifiche dei motori di ricerca come Google.
Al contrario tutti i link pubblicati su siti web (blog come blogger, o misti social/blog come tumblr) forum, ... garantiranno una maggiore visibilità a giornalismovideoreporter.it, dato che tali link sono accessibili ai web-spider dei motori di ricerca per l'indicizzazione dei contenuti online.
L'articolo YouScoop, analizza con conoscenze di search engine optimization (SEO) i meccanismi di diffusione delle informazioni nella rete, pur con qualche semplificazione per la brevità di spazio concessa.
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articolo per il Contest di Giornalismo “Professione Web Reporter
Tali conoscenze di search engine optimization derivano dalla mia collarazione pluriennale con gruppi di debunker, i quali nel commentare le teorie complottiste e la loro diffusione nella rete internet, hanno definito vari fenomeni relativi alla diffusione delle informazioni ed ai comportamenti dei singoli internauti fronte alle informazioni ricavate dalla rete internet.
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